Marco Fedele di Catrano zeigt im Raum RSTR4 seine neue Arbeit "C.A.Tense". Das Projekt,
welches in Zusammenarbeit mit der Künstlerin Carla Accardi* entstanden ist, entspringt einer Überlegung
über Zeit, Physischen Raum und Kunst. Der Begriff "Tense" beinhaltet die Doppelbedeutung von
Zeit und körperlicher/muskularer Spannung. Der körperlichen Essenz der Leinwand überlagert sich eine
abstrakte Linie. Das Zeichen, erstmal von Carla Accardi mit einem stift gezogen (direkt auf die Haut), dann
vom Künstler tätowiert, bedingt eine unauflösbare Verbindung, eine Brücke, zwischen den beiden Generationen.
Der zweite Eingriff "Side-back-Walk" der der Ausstellung den Titel verleiht, fügt sich in der räumlich
vorhandenen Situation ein. Der Künstler schafft über eine betretbare Skulptur einen Zugang über dem
Hausgang welcher üblicherweise verschlossen ist, dies als einziger Zugang zum Raum, zur Ausstellung.

In occasion of the personal exhibition at the space RSTR4, Marco Fedele di Catrano presents a preview of
his work “C.A.Tense”. The project, in collaboration with the artist **Carla Accardi, is the fruit of a reflection on
time and space in its physical and artistic dimension. “Tense” bears two meanings: time and physical and
muscular tension. The corporeal essence of the canvas is overlapped by an abstract line. The sign, first
traced with a pen by Accardi and then tattooed by the artist, determines an unbreakable bond, becoming
a bridge between the two generations.
The second work “Side-Back-Walk”, which gives the show its title, collocates itself within the architecture
of the exhibition space. The artist creates a passage towards a corridor that is usually not accessible, by
installing a viable and suspended sculpture, which becomes the only access to the exhibition.

In occasione della mostra personale presso lo spazio RSTR4 Marco Fedele di Catrano presenta in
anteprima il lavoro “C.A.Tense”. Il progetto, in collaborazione con l‘artista Carla Accardi nasce da una
riflessione sul tempo e sullo spazio fisico e dell’arte. “Tense”, porta il doppio significato di tempo
e tensione fisica e muscolare. All’essenza corporea della tela si sovrappone una linea astratta.
Il segno, tracciato prima con il pennarello dalla Accardi, e poi tatuato dall’artista, determina un legame
indissolubile e diventa ponte tra le due generazioni.
Il secondo intervento “ Side-Back-Walk” che dà il titolo alla mostra, si inserisce all’interno dell’
architettura dello spazio espositivo; l’artista crea il passaggio verso un corridoio solitamente non
accessibile attraverso una scultura percorribile e sospesa, unico accesso alla mostra.

*Carla Accardi born in trapani 1924. Establish the influential postwar group Forma 1, together with: Pietro Consagra,
Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo and Giulio Turcato.

**Carla Accardi geboren in Trapani 1924. Eine der Gründer der Nachkriegsgruppe "Forma 1" Vertreter der
italienischen Abstraktion (zusammen mit Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli,
Antonio Sanfilippo and Giulio Turcato)

 

LB -  Allora, volevo fare una domanda sul progetto che avete fatto insieme, una specie di collaborazione insieme a Marco, il tatuaggio.
C.A. – Ah! (ride)
LB – L’idea di Marco…
C.A. – Ti racconto, lui con queste idee pazze che hanno i giovani oggi, è venuto da me e mi ha detto: Carla, mi fai un disegno qua?
Che io mi faccio fare il tatuaggio! (ride) e c’ha lì il tatuaggio con il mio disegno, piccolo piccolo.  Perché vuoi fare questa intervista?
MFC – L’ho fotografato, ma mi interessa che accanto all’immagine ci sia un testo.
LB -  Dunque, questo progetto si può dire anomalo, perché hai lavorato spesso su supporti molto diversi, importante negli anni Sessanta
è stato l’uso sicofoil per trovare un supporto che poi fosse anche un elemento spaziale, che andasse oltre la superficie, cercando di far
galleggiare il segno in un ambiente. Quindi, diciamo in questo periodo di ricerca, degli anni Sessanta, il tuo processo di pittura è stato anche
quello di far dialogare il segno, all’interno di una dimensione spaziale, una ricerca appunto che andasse oltre il quadro, oltre la pittura.
È durata tanti anni questa ricerca, ed è sempre continuata. Poi nel corso degli anni hai usato spessissimo altri supporti, negli anni Ottanta
#sei tornata ad usare la tela, poi il legno. Per cui questo progetto di fare un tatuaggio, sembra che in qualche modo si lega alla tua capacità di
lavorare su tanti supporti diversi. Come ti è sembrata questa cosa?
C.A. – Beh, mi è sembrato divertente quando lui me l’ha chiesto, però appunto non ho trovato nessun impedimento, nessun problema, l’ho
accontentato e l’ho fatto.
LB – Perché lui ti ha lasciato in realtà una carte blanche, carta bianca, ti ha detto anche dove farlo e cosa fare?
C.A. – L’ho scelto io, beh certo. Dove lo dovevo fare?
LB – Invece Marco, l’idea com’è nata?
MFC – Beh, l’idea ce l’avevo da un po’ di tempo di questo lavoro. Avevo pensato da tempo a Carla. Poi ci ho pensato meglio quando ho
fatto il lavoro all’Accademia Americana,  Exchange, con le stelle intagliate nel muro, e l’idea era quella di un lavoro dove appunto ci fosse uno
scambio tra pubblico e privato, in questo senso ho fatto diventare il mio corpo un qualcosa di pubblico, un omaggio a Carla, dove ci fosse
un segno che poi potesse perdurare nel tempo, e che fosse qualcosa di estraneo a qualsiasi meccanismo dell’arte, del mercato. Che fosse un
legame tra me e Carla, fisico, con un suo segno, un segno poi astratto. L’idea è nata, c’è stata da sempre nei miei lavori, dove al segno astratto
ho unito sempre degli elementi più umani e materiali, emotivi. In questo senso ho chiesto a Carla di fare un segno astratto sul mio corpo,
come se ci fosse un segno minimo su di me, come fisico e come privato.
LB – Probabilmente questo è l’unico progetto tuo che è permanentemente mobile, che si sposta continuamente.
C.A. – Hai ragione, è vero! Non ci avevo pensato.
LB – Il supporto è legato ad una persona, quindi è anche un progetto interessante di avere qualcosa che si sposta. La cosa che è interessante è
che tu stai sempre vicino ai giovani, ad artisti, nella tua attività artistica hai avuto sempre il bisogno di stare vicino alle nuove generazione, di
collaborare e di creare anche un dialogo.
C.A. – Sì, certo.
MFC – Infatti il secondo motivo, è che con Carla ci sta un particolare rapporto di affetto da parte mia, e poi è stata anche la prima persona che
mi ha sostenuto verso un’autonomia di pensiero e mi sembrava giusto che poi ci fosse un segno di questa autonomia.
LB – Mi sembra che….basta così.
C.A. – Bene, grazie.
FINE INTERVISTA
LB – Adesso forse facciamo vedere il disegno.
? – Effettivamente com’è stato per te? Sei passata dal sicofoil, alla tela, alla pelle, lei è moderna! È bellissimo.
C.A. – Io ho pensato: ma guarda quante idee che hanno questi giovani!
? – Davvero è un’idea fantastica la sua. Cioè, il rapporto tra la gioventù ed il tatuaggio che andrebbe approfondito ed esplorato, perché è proprio
un’esigenza questa dei giovani di tatuarsi.
C.A. – E’ vero.
? – Che lui abbia pensato ad un tatuaggio d’artista, è un fatto unico, effettivamente confesso che sono touchée, chapeau, e ha trovato anche la
possibilità e disponibilità e lei che recepisce una cosa così incredibile, perché per me è una sorpresa veramente. È venuta a Torino una volta per
delle lezioni alla facoltà di Architettura, le hanno chiesto di fare delle lezioni, in quanto artista e in quanto artista che ha usato questi materiali,
la prima ad usarli. Poi lei mi ha raccontato la storia della vernice, perché dipingere sul sicofoil non c’era nulla. E lei si è messa alla ricerca in tutta
Italia che avesse il tipo di vernice che le consentisse di dipingere su questi materiali. Comunque lei è venuta a Torino per fare mi pare due o tre
lezioni alla Facoltà di Architettura, proprio sui materiali e proprio a partire dal sicofoil e quella volta è stata ospite da me, che mi ha fatto un gran
piacere. Lei tornava dalla facoltà accompagnata da uno stuolo di studenti che la seguivano ovunque! Arrivava, tranquilla, circondata da tutta questa
gioventù che si sentiva a suo agio con lei.
LB – Infatti, ma anch’io mi ricordo, con te quando ci incontravamo era sempre una cosa, insieme ai giovani, sempre.
? – A parte giovani o non giovani stanno tutti bene con lei, perché è una questione di spirito suo, questa curiosità verso gli altri individualmente,
non giovane in quanto giovane o amica in quanto amica.
MFC – Carla è individuale rispetto ad ogni rapporto.
C.A. – Sì, sì.
MFC – Lorenzo, io, ogni persone è a se stante.
? – E poi lei, è una cosa che magari anche gli altri vorrebbero, però non hanno questa capacità, ma i suoi amici diventano tra di loro, tutti diventiamo
come un po’ complici.
LB – Sei meglio di facebook! (risate)-
? – Sì! Io stasera arrivo, mi dice: vieni! Viene Lorenzo, viene Marco, vieni! Cioè vedi, siamo qui insieme, non mi ha detto dell’intervista, vieni!
LB – Questo infatti è un bellissimo progetto, perché è molto leggero!
? – Sempre trasportabile!
C.A. - Possiamo dire che è dipinto sulla pelle
? – Carla, guarda me lo faccio fare anch’io! Ho sempre rifiutato l’idea del tatuaggio, ma questa!
C.A. – Ahah, sì, guarda che io sono molto ristretta con le amicizie.
? – Grazie per averlo detto, ci sentiamo privilegiati!
MFC – Carla, perché quel segno?
C.A. – Semplicissimo. È uno dei miei tanti segni.
MFC – Però di solito è continuativo, di solito non c’è separazione tra questa e questa parte.
C.A. – Sì, è venuto così.
MFC – Poi sarebbe questo no?
C.A. – Sì, anche quello sopra.
? – Ma i segni di Carla potrebbero sembrare simili, ma in realtà non ce n’è uno uguale. Se tu guardi tutte le tele, l’impostazione è quella ma di segni
uguali non ce n’è uno.
MFC – Sì, somiglia. E questo di quando è?
C.A. – ’91.